Stampa

Eccoci ad una parte appena diversa.

I ferrovieri potrebbero apparire come persone burbere, tutte concentrate sul lavoro e sui mezzi, poco inclini a lasciar trasparire le emozioni e alla poesia.
Non è così, dietro all’apparente scorza di persone dure e severe in realtà albergano sentimenti e passione, come appare chiaramente da queste due poesie.

Lettera a un'amica

Cara amica, non meravigliarti se prendo questa decisione dopo tanto tempo, il fatto è che con l’andar del tempo i ricordi sono un po’ offuscati, si accavallano e creano una tale confusione che i ricordi, forse i più belli, restano nascosti in qualche angolino della memoria.
Ieri, per caso, ti ho rivista, lustrata bene sì, ma in un binario morto nella stazione, inanimata come un monumento simbolo di potenza del passato, oggi solo per fare mostra!
Io sì, nel vederti, ho sentito un tonfo al cuore, quanti ricordi in un attimo!
Tutto il tempo che siamo stati amici, tanti anni vissuti insieme.
Ti ho rivista sbuffante e fiera tra pianure e monti ed arrancare un po’ nelle salite.
Bastava un tocco lieve come una carezza e subito ti riprendevi e arrivavi al culmine.
Poi quasi per rifarti volevi correre, correre ed io, tremante di paura, ti frenavo per portarti al giusto passo, giù per le discese e nei tornanti.
Quanti amici a salutarci nel transitare!
Casellanti, dirigenti, contadini... e tu rispondevi con un fischio prolungato che risuonava in tutta la vallata come un ciao, un arrivederci.
Cara amica, com’è triste rivederti inerte, senza un fil di fumo né battiti scanditi a ritmo, come i battiti del cuore, né un viso nero con la divisa unta del tuo grasso che ti gira attorno con una chiave, un martello “pipa” in mano.
Ti ho guardata, girato intorno con ricordi di tanta gente, partenze, arrivi, soste ....
Chissà quanti addii e pianti di chi lasciava la propria terra in cerca di un lavoro più sicuro e ritorni pieni di gioia!
Tu non puoi ascoltarmi, ma col cuore voglio ugualmente dirti: grazie!
Grazie per i ricordi che, per un solo istante, mi hai fatto rivivere.

Cagliari, in un giorno di nostalgia. Efisio Sarritzu

 

 

Dentro questa borsa svuotata (ti lascio tutto)

Dentro questa borsa svuotata mi è rimasta la poesia del commiato per questa parte di vita
trascorsa insieme e spesa cercando quel pane impastato con la farina macinata nell'andirivieni degli uomini azzurri che trascinano l’esistenza correndo dentro le giostre di ferro ribadito.
 Il tempo se n’è andato come fiume in pianura, lentamente, rivo che è scivolato di fianco al verde.
Lanterna, M.80, petardi... Tra treni e treni, ricordi di stupore...
 Ed oggi amaro sapore di pianto, negli occhi colmi di lacrime, al vedere
 il temperino col quale pulii l’arancia divisa col compagno in dormitorio, la notte di Natale di un inverno di freddo e di vento.
Ti lascio tutto. Nel candore dei muri della stanza ove dormi ti scrivo dappertutto auguri di buona fortuna.
Ti lascio la buona sorte per le notti senza luna da trascorrere sveglio, avvolto da brezze fredde leggendo orari con occhi assonnati.
Ti lascio tutto il fresco mattutino, l'aroma del caffè di albe pregne di luce e di pace. Tramonti sereni e mille e mille treni per correre dentro notti di chiarore.
Ti lascio col dolore sottile di chi ha amato e andando via ha lasciato in questa borsa pesante e leggera due lacrime, poste sulla bandiera della grande famiglia del treno.
Buona sorte compagno di viaggio, vai, sereno.

Vincenzo Pisanu - Cagliari

 

Continuate a seguirci con il solito affetto, continueremo a raccontare il mondo della ferrovia in tutti i suoi aspetti.

Visite: 258